DENTRO LA CITTA'
Concerto multimediale di Claudio Prima
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Musiche, videoproiezioni e testi: Claudio Prima
Contributi:
Alejandro Jodorowski
Charles Simić
Ron Fricke
Georg Simmel
Dentro la città è una performance mutevole che affronta il tema del rapporto fra l’individuo e il suo luogo di appartenenza. E’ la trasposizione artistica del percorso personale di ogni uomo moderno che coincide spesso, in fasi diverse, con un avvicinamento alla realtà metropolitana. I due processi di crescita, dell’individuo e della dimensione dello spazio al quale si rapporta e nel quale vive, sono strettamente legati fra loro. Condividono il processo di accelerazione continua dei ritmi vitali e la modifica delle modalità di reazione che cresce in proporzione diretta con la quantità di stimoli ricevuti o offerti.
E’ uno spettacolo intimo e un monologo accorato, sospeso tra le suggestioni di una colonna sonora eseguita dal vivo da Claudio Prima che usa l’organetto, la voce e l’elettronica e le proiezioni video che disegnano un percorso virtuale che conduce esattamente al luogo della performance, in un gioco di richiami geografici che lo spettatore dovrebbe riconoscere come propri, vivendo in prima persona il percorso espressivo, come se fosse lui stesso a parlare e a muoversi.
Per la realizzazione dello spettacolo è necessaria infatti, una preparazione del materiale video che varia di volta in volta e che viene prodotto esclusivamente per la singola performance, adattando le immagini al luogo e alla città dove viene rappresentato.
Dal testo:
”Domani proverò a camminare, per la prima volta. Mi allontanerò di pochi passi e tornerò indietro, lentamente. La mia prima avventura, l’ebbrezza del distacco, la gioia del ritorno.”
“Sono nato da un po’ di tempo ormai. E mi ritrovo, in un piccolo paese di provincia, chi l’avrebbe mai detto. E qui, in questo posto, dove le sue braccia mi hanno posato dolcemente, tutto scorre lento. Tutto si ripete, lentamente. Gesto dopo gesto. Passo dopo passo. Si ripete e rivive. Con la stessa forza iniziale, perpetua. “
“Il seggiolino si stacca dalla giostra e vengo catapultato in città. Adesso sono veloce, veloce e spietato. Indifferente. Insofferente. Ma è l’unico modo per sopravvivere. Anzi per non sotto-vivere.”
“La mia città è un insieme di stili diversi che la rendono unica. Ha cerchi concentrici che la contengono, la cingono e la delimitano. Ha diramazioni che raggiungono le periferie partendo dal centro. Ha una simmetria e una regolarità che mi contiene e mi fa sentire tranquillo. E ogni suo cittadino è esattamente come lei. Gli stili che ha imparato e che ha messo insieme, con pazienza, guardando e imitando chi gli stava accanto, lo compongono e lo rendono unico.”
“Dovresti avere il diritto di possedere uno spazio dove isolarti per costruire il tuo mondo immaginario, per vedere quello che vuoi senza che i tuoi occhi vengano limitati da una moralità effimera, per ascoltare le idee che desideri, anche se sono contrarie a quelle della tua famiglia. “… “Dovresti avere il diritto di non venire sradicato dal luogo in cui hai, i tuoi amici, la tua scuola, i tuoi professori prediletti.” “ Dovresti avere il diritto di non venire criticato se scegli una strada che non rientra nei piani di chi ti ha generato; il diritto di amare chi desideri senza avere bisogno di una approvazione; e quando ti sentirai capace di farlo, dovresti avere il diritto di lasciare il nido e andare a vivere la tua vita; di superare i tuoi genitori, di andare più avanti di loro, di realizzare quello che loro non hanno potuto realizzare, di vivere più a lungo di loro. Infine, dovresti avere il diritto di scegliere il momento della tua morte, senza che nessuno ti mantenga in vita contro la tua volontà.”
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