Canzoniere Piceno Polularia:
tra medioevo e folk piceno
Caro Franco, come e quando è nata l’esperienza del Canzoniere Piceno? Raccontaci il vostro lavoro di ricerca etnomusicale “sul campo”, memorie e impressioni
Siamo nati trent’anni fa circa, sulla scorta dell’interesse per la musica di ciascuno di noi, la passione politica e l’atmosfera culturale che si viveva in quegli anni con la diffusione dei canti ‘di lotta’ e la nascita dei ‘Canzonieri’. Il passo che ci ha portato alla ricerca delle radici popolari della musica è stato naturale poiché la musica politica di allora attingeva ampiamente dalla musica popolare vera e propria. Un esempio di questo coacervo è l’esperienza fatta al Folk Studio di Roma del buon Cesaroni, dove ci siamo esibiti per due anni consecutivi incontrando personaggi del calibro di Giovanna Marini, Otello Profazio, Matteo Salvatore, il Canzoniere del Lazio di Brega e Giannattasio; solo per citarne alcuni. Con Otello Profazio poi abbiamo registrato, sempre al Folk Studio, una puntata dello special radiofonico di Radio1 da lui curato intitolato”quando la gente canta”. Giovanna Marini fu indirettamente l’ispiratrice del lavoro di ricerca “sul campo” che abbiamo svolto nella zona del Piceno (bassa Marca confinante con l’Abruzzo). Ancora oggi conserviamo gelosamente la vitalità di quegli anni per molti versi irripetibili, che hanno segnato in maniera indelebile il percorso della musica popolare fino ai giorni nostri. Altre tappe che danno la misura del fermento di quegli anni sono la creazione di una scuola opolare di musica ad Ascoli Piceno ad imitazione di quella del Testaccio di Roma, l’attività di stretta collaborazione con una radio privata che si chiamava Radio Cento Torri, la pubblicazione nel 1979 di un LP intitolato Pecorale Maleddetto che attualmente abbiamo ritrovato sulle bancarelle del mercatino dell’antiquariato e che comunque fa parte del patrimonio della Discoteca Nazionale di Stato.
Sappiamo dell’ interesse verso la collezione di strumenti musicali tradizionali ed antichi. Come si è evoluta questa passione? Quali e quante famiglie di strumenti avete raccolto?
Cercando di diffondere “la voce del popolo”, ci siamo accorti che il popolo ha sempre prodotto strumenti musicali. Incuriositi dalla voce di quegli strumenti abbiamo iniziato a cercarli, comperarli e quindi collezionarli non per farne un museo, ma per utilizzarli attivamente nella nostra produzione musicale. Oggi ne possediamo oltre duecento, che abbracciano tutte le famiglie, dagli idiofoni ai cordofoni agli aerofoni. La ricerca è passata per mercatini, soffitte, viaggi all’estero, scambi ed altro ancora. Possediamo orgogliosamente anche qualche pezzo forse unico, come un monocorde a tastiera ed archetto trovato presso un “brocante” francese di un paesino vicino Vichy, un contrabasso a pera (in dialtto “rebbecò”) del 1890 costruito da un fabbricante di pianole meccaniche che aveva la sua attività a Teramo e recuperato in una soffitta in condizioni disperate ma egregiamente restaurato dal liutaio Castelli operante ad Ascoli Piceno, un particolarissimo salterio a cassa ungherese dal suono particolarmente dolce e struggente, un hautbois de Poitou, una viella da gamba, una mascella d’asino... Non possiamo citarli tutti, speriamo di poter allestire una mostra.
Nella ormai riconosciuta versatilità del vostro percorso musicale si evidenzia la dedizione al repertorio medievale.
Vorrei che ci illustrassi questo percorso attraverso la musica trovadorica, la langue d’OC e il “Fin Amor”
La ricerca all’indietro nel tempo delle radici della musica popolare ci ha portato in modo naturale a conoscere ed esplorare il territorio della musica medievale. Oltre alle espressioni musicali che hai citato abbiamo rivolto la nostra attenzione a quelle forme più vicine alla musica popolare come le Cantigas de Santa Maria di Alfonso X El Sabio, il Laudario Cortonese, il Tropario Catanese, la musica Sefardita, le Karijas arabe. A livello culturale tutte queste forme ci hanno dimostrato come in quel periodo la musica prescindesse da limiti e confini geografici, politici, religiosi. A esempio in Spagna convivevano in modo assolutamente tranquillo le culture Araba, Cristiana ed Ebraica e gli echi di ognuna di queste culture influenzavano le altre in uno scambio straordinario sia poetico che musicale nonché di uso degli strumenti.
Nel corso della vostra trentennale avventura musicale avete inciso diversi lavori musicali e prodotto altrettanti spettacoli dal vivo: traccia una brevistoria
Oltre al primo disco già citato inciso nel 1979 ed intitolato “Pecorale maledetto”, abbiamo autoprodotto vari lavori incentrati sia sulla musica popolare del piceno (“La pasquella”, “Fate largo a lu sonatore”) che su quella medievale (“La donna, la mMadonna. I Pellegrini”, “Medievalia”) ed anche sulla musica che noi allora definimmo ”mediterranea” forse con qualche anno di anticipo di troppo (era il 1980) sulle tendenze correnti. Ci piace ricordare in particolare alcune produzioni “a tema” completamente originali nella musica e nei testi, come “Ulisse”, “Cecco Negromante”, dedicata alla figura di Francesco Di Simone Stabili detto Cecco d’Ascoli, poeta, medico, professore universitario e astrologo/astronomo, mandato al rogo dalla santa inquisizione nel 1327, “La battaglia di Lepanto” imperniata sulla vicenda della partecipazione di 150 abitanti di un paese di montagna dell’entroterra piceno (Spelonca) alla battaglia navale svoltasi nel 1571 nel golfo di Lepanto tra la flotta cristiana, guidata da Don Giovanni D'Austria con Marcantonio Colonna comandante dei pontifici, e quella Ottomana capitanati da Mehemet Alì.
Come è nata e di cosa si occupa l’associazione Re Minore?
ReMinore è una associazione culturale senza scopo di lucro nata dal desiderio di alcuni appassionati di frequentare e promuovere la conoscenza e la diffusione della musica di derivazione popolare (o comunque alternativa a quella dei circuiti di largo consumo), appartenente a tutte le tradizioni di ogni parte del mondo ma con particolare attenzione alle tradizioni legate alla liuteria e agli strumenti popolari.
Si propone di offrire uno spazio di sviluppo e visibilità agli aspetti più significativi della musica favorendo il confronto tra diverse culture territoriali.
Sappiamo che siete stati selezionati per “L’Aratro folk fest” di Bologna, quali sono i progetti artistici presenti e in divenire?
E’ sempre fonte di soddisfazione e di orgoglio poter partecipare ad una rassegna nazionale, soprattutto quando la realtà locale ti costringe a dire “nemo profeta in patria”, anche perché l’incontro con altri musicisti che condividono la nostra stessa passione è per noi un’occasione di confronto e di crescita. Dopo la pubblicazione dell’ultimo CD “Viaggio in terza classe” stiamo lavorando alla realizzazione di un nuovo disco che ancora non ha titolo e che come sempre ci richiede un lungo periodo di gestazione, sia per i continui ripensamenti, che per l’artigianalità con la quale produciamo i nostri lavori discografici. Ma questo non ci spaventa, perché ci permette una assoluta libertà.
Giuseppe De Trizio