Costume
IL RITMO MERIDIANO
La pizzica e le identità
danzanti del Salento
(Edizioni Aramirè, 2002)
(14/05/2003)
Da alcuni anni a questa parte il Salento è diventato
il crogiuolo di un vero e proprio movimento di riscoperta
della musica tradizionale e della pizzica, l'antica tarantella
che nel mondo contadino scandiva il tempo sacro e il tempo
profano. Oggi il movimento coinvolge migliaia di persone che
ritornano agli strumenti e ai ritmi della tradizione. Tuttavia
la vera novità sta nella rielaborazione di quegli stessi
elementi della tradizione, nel rinnovato uso del dialetto,
della musica e delle danze etniche. Ma a quali bisogni sociali
risponde questo fenomeno? E perché il questo revival
comincia proprio tra la fine degli anni '80 e gli inizi degli
anni '90? Ma soprattutto, quale rapporto esiste tra la modernità
e la tradizione, tra il fenomeno della pizzica e l'attuale
proliferare di una cultura che si incentra sul tarantismo
e sull'opera di De Martino?
A queste e ad altre domande cerca di dare delle risposte "Il
ritmo meridiano" (Aramirè, Lecce 2002),
un'antologia di testi a cura di Vincenzo Santoro e Sergio
Torsello. Scopo del libro è comprendere i molteplici
significati di questo uso postmoderno della tradizione, il
senso di questo nuovo bisogno di "reincantamento".
Il testo ospita il punto di vista di un gruppo di studiosi
ed intellettuali pugliesi protagonisti della rinascita del
movimento. Nei vari saggi proposti, ognuno dà
una propria personale interpretazione del movimento, arricchendo
il dibattito nato intorno a uno dei fenomeni culturali più
interessanti dell'ultimo decennio. Franco Cassano,
ad esempio, interpreta il ritmo meridiano come un tentativo
di riarticolare il rapporto tra modernità e tradizione,
quasi una verifica empirica delle tesi sostenute in uno dei
suoi testi più famosi, "Il pensiero meridiano"
a cui si ispira anche il titolo dell'antologia. Giovanni
Pizza dà invece una lettura squisitamente antropologica
e inquadra il fenomeno in un contesto globale, focalizzando
l'attenzione su meccanismi e ideologie che sottendono alle
dinamiche della produzione culturale, mentre Alessandro
Portelli cerca dei punti di contatto nel rapporto tra
le pratiche attuali della pizzica e la memoria storica dei
salentini. Se Maurizio Merico, nel suo intervento,
legge il ritorno della pizzica con le categorie interpretative
già introdotte da Franco Cassano (l'identità
meridiana) integrandole a quelle "storiche" di Ernesto
de martino (il concetto di patria culturale), Giuseppe
Gala ci catapulta invece nel campo dell'indagine etno-coreutica
e della riflessione critica sulle trasformazioni del ballo
della pizzica nel contesto contadino e in quello attuale.
Luigi Piccioni si interroga sui rischi che la riscoperta
delle identità locali portano con sé, riassumibili
nell'alternativa tra "identità per vivere"
o "identità per vendere" mentre Roberto
Raseli si sofferma soprattutto sulle nuove modalità
di riproposta della musica salentina, sospesa tra purismo
e contaminazione. Il contributo di Clara Gallini, infine,
analizza i meccanismi di costruzione dell'idea di eticità.
INTERVISTA A VINCENZO SANTORO
Abbiamo chiesto a Vincenzo Santoro, uno dei curatori
de "Il ritmo meridiano", di parlarci di questo testo
in occasione della presentazione del libro a Roma presso il
centro sociale ex Snia Viscosa. Abbiamo cercato di capire
da quale ispirazione nasce "Il ritmo meridiano"
e come si colloca nel panorama editoriale sulla cultura tradizionale
salentina.
D. Perché un libro sul "ritmo
meridiano"?
R. Abbiamo interesse a spostare la discussione da
una dimensione antiquaria alla realtà contemporanea:
vogliamo capire che rapporto esiste oggi tra le fonti tradizionali
e la riproposta della pizzica. Il movimento che si sta sviluppando
ha grandi potenzialità, ma c'è un rapporto sbagliato
con le fonti, che potrebbe portare alla loro distruzione.
Penso ad esempio alla festa di San Rocco a Torrepaduli,
che da festa sacra e religiosa è diventata un grande
raduno di "pizzicaroli": la festa è stata
trasfigurata, vi si ritrovano solo frammenti di tradizioni,
con un buon 80% di attività che tradizione non sono.
Questo è il tipico esempio di un rapporto sbagliato
e distruttivo con le fonti. Il libro nasce dunque come una
riflessione su come costruire un giusto rapporto con le fonti
della tradizione che porti questi temi a essere fruiti da
una grande massa di persone.
D. Come mai il titolo riprende un concetto chiave
dell'analisi sociologica di Franco Cassano?
R. La nostra riflessione è sul significato
che assumono oggi gli elementi della tradizione, su quale
rapporto esiste fra il Salento contemporaneo e quello tradizionale,
sul perché si innesca questo movimento e a quali bisogni
risponde. In questa riflessione, scaturita prima della stesura
del libro, abbiamo incrociato la riflessione di Franco
Cassano sul "pensiero meridiano". La
pizzica, a nostro parere, non è altro che una verifica
empirica del "pensiero meridiano".
D . Esiste il pericolo che pizzica, taranta e ritmo
meridiano diventino solo una moda?
R. Non bisogna aver paura che il patrimonio tradizionale
diventi una moda, non bisogna aver paura di confrontarci con
le masse. Spesso gli intellettuali che si sono occupati di
questi temi hanno peccato di "settarismo".
Il problema che si pone per i Salentini è il rapporto
con le fonti, cioè capire quali sono le caratteristiche
che si stanno riscoprendo: la maggior parte dei nuovi gruppi
non considera "fonti" gli anziani o i documenti,
e si limita semplicemente al riciclo di cose già riciclate
che nuocciono alla cultura. Nel Salento si sperimenta
di tutto a livello musicale, si producono melodie fatte di
contaminazioni, ma non si spiega mai programmaticamente
che cosa si sta facendo. L'altro problema è che si
cerca di ripescare un tipo di tradizione che faccia vendere:
non c'è una copertina di cd, ad esempio, che non riporti
le immagini del tamburello e di San Paolo. Quindi non bisogna
temere le trentamila persone a Melpignano in occasione della
Notte della
Taranta, ma piuttosto il fatto che gli organizzatori
a Melpignano non spiegano bene quello che stanno facendo,
contrabbandando un festival di world music o di etnojazz per
musica popolare: ormai non c'è neppure una pizzica
suonata come si suona la pizzica. Ci vuole un'operazione di
"pulizia".
TIZIANA SFORZA
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