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UKIYO

Un mondo fluttuante

di TIZIANA SFORZA


"Qualsiasi cosa succeda, la vita è effimera come un sogno! Viviamo dunque alla nostra maniera, come dei folli"
(Kanginshu - antologia di versi).

Al di là di Banana Yoshimoto e di Murakami Haruki, della cerimonia del thè, degli origami e delle suggestioni sonore di Ryuichi Sakamoto, del karate e l'aikido, del biglietto da visita da sfoderare in qualunque occasione, del suicidio rituale di Yuchio Mishima, della totale identificazione individuo-azienda in cui si lavora, del mondo dell'arte filtrato attraverso quelle insopportabili macchinette fotografiche che ci si ritrova puntualmente davanti ogni volta che si visita un museo o si osserva un monumento. Il Giappone è anche Ukiyo, un mondo fluttuante in cui si riconoscono tracce dell'incostante, dell'impalpabile e dell'effimero che attualmente permeano tutta l'estetica occidentale contemporanea.

Dell'Ukyio si è, tra l'altro, parlato a Roma il 22 e 23 febbraio scorsi, nell'ambito di un convegno internazionale organizzato dalla Fondazione Adriano Olivetti, dall'Istituto giapponese di cultura e dall'Università degli studi Tor Vergata (cattedra di Estetica) ed è il quinto di una serie di incontri internazionali sull'estetica applicata, a cui hanno preso parte studiosi ed esperti di fama internazionale.

Come spiegare l'Ukiyo? La soluzione più suggestiva deriva dai versi "Una lucciola fluttando fluttuando passa davanti". Si tratta di un aiku, una composizione poetica tipicamente giapponese di 17 sillabe, permeata di una disarmonia e una musicalità del tutto diverse dal ritmo e dalla metrica occidentale. L'aiku crea una situazione di incertezza, che è appunto quella del mondo fluttuante. La ripetizione del verbo ("fluttuando fluttuando") è una caratteristica della lingua giapponese che rende appunto l'idea di incertezza e transitorietà. E' la stessa disarmonia che domina la nostra arte e quotidianità. Potremmo dunque definire l'Ukiyo è un fenomeno socioculturale che considera il mondo affascinante proprio perché transitorio. "E' un nuovo approccio estetico alla società contemporanea - ha efficacemente sintetizzato Gillo Dorfles, docente di estetica presso l'università di Trieste, intervenuto al convegno - armonia e simmetria non sono più valori estetici del nostro tempo: forme disarmoniche e asimmetriche dominano la nostra cultura e la nostra estetica". Disarmonia e assimetria, introdotte in Giappone dalla cultura zen fin dal XVI secolo, trovano riscontro in occidente solo nella contemporaneità: il concetto di transitorietà relativo a quello giapponese di ukiyo oggi è associabile alla precarietà e ricercatezza del design contemporaneo, fondato sulla concezione dell'usa e getta poiché non esiste più l'idea di arte perenne.

L'espressione "Ukiyo" (mondo fluttuante) esprimeva in origine l'idea di transitorietà del mondo e di tutti i suoi fenomeni. Con il tempo il concetto dilagò oltre i confini tradizionali, fino a designare un periodo della storia giapponese (tra il XVII e il XVIII secolo), definito dallo storico Peter Burke una sorta di Rinascimento dell'Estremo Oriente, che esaltava i piaceri fuggevoli delle feste, moda spettacolo, l'effimero, gli attaccamenti ai piaceri della vita, la raffinatezza dei costumi e delle produzioni artistiche, letterarie e filosofiche. "L'Ukyio è ricchezza, ostentazione, il contrario della sobrietà dello zen, è basato su intrattenimento e moda - spiega Giancarlo Calza, docente di lingua e letteratura giapponese presso l'università di Venezia - è libertà dal rigore formale dell'esistenza quotidiana, nuovi codici di comportamento e gusto". L'Ukiyo rappresentava i nuovi gusti e le aspirazioni delle realtà popolari, e non sarebbe esistito senza il Kabuki (teatro popolare) e le "città senza notte" (quartieri a luci rosse). Questo mondo ruotava intorno alle Oiran, le donne di piacere che dettavano le regole di una nuova etichetta ed erano maestre nella composizione di fiori nei segreti dell'alcova: dettavano legge nel mondo della moda e dei comportamenti à la page. L'associazione fra Ukiyo e il mestiere più antico del mondo è stato proposto anche da Christine Buci-Glucksmann, che insegna estetica e storia dell'arte contemporanea presso l'Université Paris VIII: "Il concetto di ukiyo viene sviluppato soprattutto in relazione a quello di iki, una particolare estetica riferita ai comportamenti e agli abiti delle geishe e che trova espressione nelle stampe del periodo Ukiyo, allo stesso modo che le stampe shunga di contenuto più strettamente erotico, utilizzate per le istruzioni amorose".

Veicolo di divulgazione della moda e dei costumi dell'epoca erano dipinti, stampe e incisioni policrome su legno. Le stampe rappresentavano la vita in città con le sue attrazioni e tentazioni. Il kabuki fu uno degli strumenti principali per esprimere questo mondo fluttuante. Assai diverso dal dramma No, il teatro popolare si rivolgeva appunto al popolo. In origine nasce sotto forma di danze popolari eseguite da donne, ma queste performance creavano scandalo e soprattutto disordini in quanto gli uomini litigavano per contendersi le grazie delle attrici. Quindi il governo proibì alle donne di recitare, ma questo non risolse la situazione: le donne furono infatti sostituite dai ragazzini, che creavano ancora più disordini. Il governo dunque proibì anche ai ragazzini di recitare, e questo aprì le porte del teatro agli uomini, attori professionisti che si tramandavano il mestiere per tradizione.

Ma vediamo come questo concetto è percepito da un intellettuale giapponese: Ken-ichi Saaki, che insegna estetica e filosofia dell'arte presso l'università di Tokio, parla di "world as surface", un mondo come superficie che si pone semplicemente sul piano dei fenomeni. "Dal punto di vista giapponese - afferma - parlare di mondo fluttuante per rivolgersi all'ukiyo è come coniare una nuova parola e si presenta in espressioni riguardanti la pietà o l'obbligazione morale che fanno venire in mente i film sulla yakuza. Quindi preferisco parlare di mondo fluttuante, anziché di ukiyo. Questo suggerisce un aspetto fondamentale della cultura giapponese che consiste nel non cercare alcuna entità sostanziale posta al di fuori che fondi o giustifichi il mondo fenomenico".

Trae spunto dall'ukiyo per parlare delle moderne teorie cosmologiche Giovanni Iorio Giannoli, che insegna metodologia delle scienze umane presso l'Università Tor Vergata di Roma: "Nella teoria delle stringhe o dei nodi gli ingredienti fondamentali del mondo vengono descritti come entità fluttuanti - spiega Giannoli - secondo le quali tutta la fenomenologia che conosciamo sarebbe il risultato di una fittissima rete di oscillazioni". Ma quale sarebbe il ruolo ontologico di queste fluttuazioni? "La società in rete viene descritta come una sorta di casinò globale, al cui interno intere popolazioni, flussi di mano d'opera e capitale, sistemi economici e finanziari,massa di informazioni, tutti sono esposti a movimenti aleatori, estremamente rapidi e ingovernabili". Siamo tutti sospesi in mondo fluttuante e aleatorio, dunque. La giapponesità entra a far parte del nostro orizzonte quotidiano: probabilmente non siamo mai stati tanto calati nell'Ukiyo come in questo momento.

Di "Ukiyo-e. Il mondo fluttuante" si tornerà a parlare il prossimo anno, in occasione di mostra che si terrà a Milano da gennaio a marzo 2004.

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