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LA CIARAMELLA



a cura di MARIO SALVI


La Ciaramella è l'oboe popolare, detto anche piffero, diffuso nel Lazio, Molise, Campania, Lucania, Calabria. Il termine ciaramella, spesso impiegato al plurale, identifica altresì la zampogna nel Lazio nord-orientale (Alta Sabina), in Calabria e in Sicilia. La ciaramella è un aerofono ad ancia doppia, con foratura conica e campana molto svasata. Viene costruita, di regola, dagli stessi artigiani tornitori che costruiscono le zampogne e può essere realizzata in un unico pezzo, oppure in due parti, canna più campana, avvitate o più raramente incollate. Presenta un numero variabile di fori digitali, da 6+1 a 8+1, e vari fori di intonazione. E' dimensionata secondo una tonalità d'impianto prestabilita e produce una scala diatonica di 8-10 suoni.


L'ancia della ciaramella è piuttosto "dura". Per metterla in vibrazione il suonatore deve stringerla tra le labbra con forza, potendo anche agire su di essa con la lingua, per ottenere i vari effetti di attacco e di staccato. La ciaramella viene accordata regolando il diametro dei fori, digitali e di intonazione, con cera d'api. L'accordatura deve essere eseguita con cura perchè lo strumento non viene suonato da solo, bensì con l'accompagnamento di una zampogna, solitamente del tipo "a chiave", o anche dell'organetto. Per potersi accordare con la zampogna, la ciaramella viene costruita in una serie di misure corrispondenti alle diverse tonalità d'impianto delle zampogne a chiave. Tali misure vengono espresse secondo terminologie differenziate nella varie aree, ad esempio, in numeri nel Lazio sud-orientale e nel Molise (20, 25, 28, ecc.), in palmi in Campania e in Calabria (2 palmi e 1/2, 3 e 1/2, fino a 6 palmi).



LA CIARAMELLA E LA MUSICA POPOLARE

L'abbinamento della ciaramella con la zampogna a chiave, fatto consueto nel Lazio, Molise, Campania, Lucania, Calabria, dà origine ad uno dei più noti ensemble strumentali del folklore musicale italiano, spesso costituito da suonatori ambulanti che si recano nelle città e nei grandi centri abitati per la Novena di Natale, nel periodo che va dall'otto dicembre al sei gennaio. In questa formazione la ciaramella ricopre un ruolo solistico, eseguendo le parti "cantabili" di repertori sempre più spesso moderni e popolareggianti, accanto al repertorio rigorosamente tradizionale, fatto di saltarelli, ballarelle, tarantelle e pastorali. In Calabria la ciaramella, detta pipìta, fa anche parte delle "bande piluse" o fanfare, piccole formazioni miste, in cui ad una sezione ritmica da banda (tamburo militare, grancassa, piatti), si sovrappongono gli strumenti ad ancia della tradizione pastorale: zampogna e/o ciaramella. Formazioni simili si ritrovano anche in Campania (Irpinia, Alto Cilento).



LE ANCE

L'ancia semplice è un dispositivo sonoro relativamente facile da realizzare, in quanto comporta l'incisione e il taglio parziale di una linguetta su un tubicino di canna ben stagionata, aperto ad un'estremità (l'altra, chiusa, corrisponde ad un internodo della canna) di lunghezza e diametro variabili in relazione alle proporzioni (lunghezza e foratura) del canneggio della zampogna. Il taglio deve essere eseguito in modo tale da consentire alla linguetta di vibrare ed emettere il suono sotto la pressione dell'aria prodotta dall'otre della zampogna.

L'ancia doppia, è un dispositivo di più complessa realizzazione, spesso costruito da artigiani specializzati. La sua costruzione avviene nel seguente modo: si prepara un listello di canna ben stagionata, pulito e assottigliato internamente con la sgorbia; se ne appuntiscono le due estremità; quindi lo si incide leggermente - senza romperlo - lungo una linea centrale trasversale e in quel punto lo si ripiega su se stesso; le due estremità vengono ora appoggiate, da bande opposte, contro un cannello cilindrico di metallo (ottone o latta di riutilizzo) e il tutto viene assemblato con legatura di spago impeciato. La legatura viene effettuata con una particolare tecnica di intreccio, tenendo lo spago ben teso e impeciandolo progressivamente. Dalla buona esecuzione della legatura dipende la tenuta e la durata dell'ancia. L'operazione si conclude tagliando di netto una piccola striscia trasversale di canna nel punto della piegatura, in modo da liberare le punte delle due lamelle, che si trovano quindi a premere saldamente l'una contro l'altra. Le due punte saranno poi decorticate e progressivamente assottigliate fino a raggiungere il giusto spessore per ottenere l'intonazione voluta. Questa operazione di affinamento viene di solito lasciata incompleta dal costruttore, perchè sarà poi il suonatore a portarla a termine in base alle sue personali esigenze di accordatura dello strumento.
 

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